Airbnb e gli hotel: che la guerra abbia inizio!

La sharing economy cambia abitudini di consumo e manda all’aria modelli di business consolidati da anni. Anche nel mercato alberghiero. Il grande protagonista si chiama Airbnb, il portale di affitto di alloggi privati per soggiorni brevi e lunghi. Forte di una quotazione di 24 miliardi di dollari, la società di San Francisco sta attirando su di sé l’ira degli albergatori di tutto il mondo. Ma hai mai pensato di vendere le tue camere su Airbnb?

Sai quanto vale Airbnb? Qualcosa come 24 miliardi di dollari. La sharing economy naviga con il vento in poppa. Sì, perché la compagnia di San Francisco, nel 2014, era quotata sul mercato solo, si fa per dire, 10 miliardi di dollari. Ma la notizia che ci riguarda da vicino è un’altra ed è apparsa su Il Sole 24 Ore ieri: il nostro Paese è il terzo al mondo nella classifica interna di Airbnb, preceduto solo da Stati Uniti e Francia.

Sorpreso? Basta prendere qualche numero per inquadrare meglio il successo del portale. Nell’intervista al quotidiano di Confindustria, il country manager di Airbnb per l’Italia, Matteo Stifanelli, snocciola dati da capogiro. Per esempio, “più di 2 milioni e 700 mila viaggiatori hanno soggiornato con Airbnb in Italia dal 2008 a oggi”. Quanti alloggi ha il portale nel nostro Paese? “Più di 150 mila alloggi disponibili e la crescita anno su anno, in questo momento, è del 99%”, racconta Stifanelli.

Cos’è Airbnb

Airbnb è un portale, marketplace nel gergo degli addetti ai lavori, per l’incontro fra domanda e offerta di case, stanze e appartamenti privati per soggiorni in tutto il mondo. Le persone che affittano un alloggio si chiamano host. Chi prenota un alloggio è detto ospite. La forza di Airbnb è la sua community di host e ospiti. La capacità di aggregare una comunità forte di viaggiatori, i contenuti pubblicati dagli host e dagli ospiti, storie e consigli di viaggio inclusi. Questi sono i primi punti di forza che hanno spinto il portale verso il successo internazionale.

La compagnia nasce a San Francisco nell’ottobre del 2007 con il nome Airbedandbreakfast.com. L’idea è di Brian Chesky e Joe Gebbia, arrivati a San Francisco pochi mesi prima di fondare la società. Tutto nasce con la conferenza annuale dell’Industrial Design Society of America. Con la disponibilità di camere in città ormai esaurita, Brian e Joe, in difficoltà con il loro affitto, decidono di offrire parte del loro loft a chi vuole partecipare alla conferenza. Nel febbraio del 2011 Airbnb taglia il traguardo del milioni di notti prenotate, il fatturato schizza sempre più in alto e i finanziamenti piovono da tutte le parti. Il resto è storia recentissima.

Come funziona Airbnb

Chiunque (o quasi) può essere un host, ossia offrire su Airbnb il proprio alloggio in affitto per un soggiorno. La pubblicazione dell’annuncio dell’alloggio è gratis. Un’intera casa o una piccola stanza, un appartamento o una camera in un bed & breakfast, una barca galleggiante o un castello incantato, una casa sull’albero o un’isola privata. Su Airbnb puoi trovare di tutto, in tutto il mondo.

Il portale distingue i tipi di stanze in tre categorie:

  • le stanze condivise, ideali per chi cerca sistemazioni low cost e per i viaggiatori più flessibili;
  • le stanze private, per chi ama la privacy, “pagando un terzo rispetto a una stanza in hotel” – si legge nel Centro Assistenza di Airbnb;
  • un’intera casa/appartamento, come se fossi tu il padrone di casa.

I costi? Piuttosto allettanti, soprattutto se sei una piccola struttura e vendi le stesse camere su Booking.com o in qualche altra OTA. Airbnb addebita agli host una commissione del 3% per ogni prenotazione confermata. Nient’altro. A chi soggiorna viene chiesto un costo di servizio variabile fra il 6 e il 12% per ogni prenotazione, calcolata sulla tariffa applicata dall’host. I pagamenti sono possibili solo con carta di credito e la sicurezza delle transazioni è garantita dal portale.

Intendiamoci: non c’è niente di illegale nella pratica di far incontrare domanda e offerta di alloggi privati. In molti casi, tuttavia, accade che molti host non rispettino le regole locali in materia di affitti, autorizzazioni e tasse. E questo ha scatenato la protesta degli hotel di tutto il mondo.

Airbnb vs Hotel

La domanda è: Airbnb fa concorrenza agli hotel? O, scritta ancora meglio, Airbnb sottrae possibili guadagni agli albergatori? A quanto pare, la risposta è sì. A dimostrarlo, numeri alla mano, è una ricerca dal titolo The Rise of the Sharing Economy: Estimating the Impact of Airbnb on the Hotel Industry, realizzata dalla Boston University nel dicembre del 2013 e aggiornata nel maggio di quest’anno – il PDF dello studio è disponibile qui.

Gli autori della ricerca hanno scandagliato il mercato alberghiero ed extra-alberghiero di Austin, Texas. La loro conclusione? Hanno stimato che l’impatto di Airbnb sui ricavi degli hotel sia compreso fra l’8 e il 10%. Questi numeri non valgono per tutti gli alberghi. Il portale di affitti pare che erodi più quote di mercato agli hotel indipendenti e di fascia bassa – quelli con tariffe economiche, per capirci -, oltre che a quelli non attrezzati per ospitare i viaggiatori business. Insomma, se gli hotel delle grandi catene si difendono, grazie soprattutto agli investimenti in marketing dei loro brand, i piccoli se la passano male. E la colpa, a quanto pare, è anche di Airbnb.

Del resto, Airbnb rende più facile ai viaggiatori trovare una sistemazione economica nella località desiderata. Le tariffe di soggiorno basse, inferiori a quelle della maggior parte degli hotel, fanno il resto. Ecco spiegata la magia. C’è anche ci si è sbilanciato nel prevedere l’Apocalisse. In aprile, per esempio, l’autorevole The Economist ha scritto che se Airbnb continuerà a crescere con questi ritmi, entro il 2016 si mangerà il 10% degli incassi degli hotel.

I vantaggi di Airbnb…

Ci siamo calati per qualche minuto nei panni di un viaggiatore e abbiamo trovato tre ottimi motivi per prenotare un alloggio su Airbnb:

Prezzo
L’abbiamo già scritto: con Airbnb puoi risparmiare molto, di solito dal 25 al 50% rispetto alle tariffe di un hotel. È pur vero che la pulizia finale dell’alloggio deve essere pagata in loco, ma il vantaggio economico è pur sempre sostanzioso.

Esperienza
Quando trascorri una vacanza in un alloggio prenotato su Airbnb, ti cali nella realtà locale che ti ospita. Tutti gli host sono persone del posto: saranno loro a consigliarti itinerari, locali, eventi e tutto quello che puoi fare e vedere intorno a te, anche, e soprattutto, quello che le guide ufficiali non ti raccontano.

Servizi
A differenza di molti hotel, in un alloggio prenotato su Airbnb il Wi-Fi è sempre gratuito. Molte sistemazioni offrono anche la cucina e tutto quello che serve per preparare i pasti. Alcuni ti prestano anche la bicicletta. Tutti questi servizi sono inclusi nella tariffa di soggiorno.

… e quelli degli hotel

Tranquillo, nonostante il successo di Airbnb, gli hotel possono difendersi con onore, specie se sapranno sfruttare questi tre vantaggi:

Comodità
La maggior parte degli hotel consente arrivi e partenze in orari flessibili. Lo staff è disponibile 24 ore su 24, o per la maggior parte della giornata, e il concierge è pronto ad aiutarti in ogni modo. E poi, ammettilo, caro viaggiatore: quanto è bello avere il letto rifatto, la stanza pulita e in ordine ogni giorno? Molti hotel, poi, consentono la cancellazione della prenotazione anche 24 ore prima dell’arrivo.

Possibilità di cenare
Se è tardi e non sai dove andare, molti hotel hanno ristorante interno, bar e servizio in camera. Forse al viaggiatore occasionale tutto questo non interessa, ma conosciamo molti viaggiatori d’affari che preferiscono cenare senza muoversi dal loro albergo.

Servizi
Piscina, centro benessere, palestra. Quale alloggio privato potrebbe offrirti tutto questo? Per i viaggiatori business esistono hotel specializzati in eventi e incontri aziendali, con sale meeting e attrezzatura adeguate. Questi viaggiatori continueranno a preferire i buoni vecchi hotel.

Le proteste degli albergatori

Hai presente le proteste, anche violente, dei tassisti contro Uber? Gli ultimi episodi, con disordini e incendi, hanno toccato anche Parigi, solo pochi giorni fa. Siamo certi che gli albergatori non arriveranno a tanto. Ma qualcosa, fuori dai nostri confini, si è già mosso. Giusto per restare in Francia, già a febbraio l’unione degli albergatori transalpini (UMIH) aveva scritto una lettera al primo ministro Manuel Valls. Nella lettera gli albergatori francesi chiedevano:

  • un affitto minimo fra privati di sette giorni, come già accade in altre destinazioni internazionali, come New York, Barcellona, Berlino e nei dintorni di Londra; detta in altro modo, se il viaggiatore vuole soggiornare solo qualche notte a Parigi potrà farlo solo in hotel, non in un alloggio prenotato su Airbnb o su altri portali simili;
  • il pagamento dell’IVA fin dal primo euro incassato dagli affittuari;
  • l’introduzione di procedure amministrative obbligatorie per “dissuadere chiunque sia spaventato dalle pratiche burocratiche”;
  • una registrazione comunale per “tutte le sistemazioni commerciali” e “l’obbligo di censire ogni tipo di sistemazione”;
  • la richiesta del consenso per l’affitto dell’alloggio agli inquilini del condominio.

Finora, tuttavia, il governo francese sembra voler assecondare Airbnb, al punto che, da pochi mesi, il portale raccoglie le tasse di soggiorno degli host e degli ospiti parigini per conto delle autorità francesi, come già accade in altre città del mondo, a iniziare da San Francisco.

Anche in Australia gli albergatori iniziano a muoversi contro Airbnb. Secondo Carol Giuseppi, del Tourism Accommodation Australia, “nella maggior parte dei casi si tratta di sistemazioni di breve periodo illegali: non contribuiscono all’occupazione, al gettito fiscale o all’economia”.

Ma gli hotel possono vendere su Airbnb?

La tentazione aleggia fra molti albergatori. E se vendessi le mie camere anche su Airbnb? Qualche piccolo hotel indipendente ci ha provato – e, a quanto sembra, ci è pure riuscito bene. È il caso, per esempio, di The Box House Hotel, un piccolo boutique hotel di Brooklyn, a New York – il New York City’s Department of Buildings ha classificato la struttura come legal hotel.

In ogni caso, a smorzare gli entusiasmi ci pensa Chip Conley, gran capo del settore global hospitality di Airbnb, che spiega:

La nostra strategia consiste nel concentrarci sugli host che vogliono offrire ospitalità nelle loro prime o seconde case. Per questo, è improbabile che Airbnb possa diventare un canale di distribuzione per gli hotel, se non, forse, per le piccole strutture e per i bed & breakfast.

Ho una piccola struttura: posso vendere le mie camere su Airbnb?

Certo, nessuno ti vieta di pubblicare un annuncio su Airbnb. È gratuito e non ti richiederà troppo tempo. In più, il servizio fotografico per le immagini da pubblicare nel tuo annuncio sarà a carico del portale.

Conviene essere su Airbnb? Una risposta arriva da Jan Freitag, senior vice-presidente di STR, società specializzata nella raccolta e nell’analisi dati per il settore hospitality:

Penso che dovresti farti questa domanda: “cosa sta cercando il consumatore?”. Se il consumatore è in cerca solo della tariffa più bassa possibile, ecco che questo potrebbe essere l’ospite sbagliato per la tua struttura ricettiva. Al contrario, se il consumatore è in cerca di un’esperienza unica, forse tu e la tua struttura potreste far parte di questa sua esperienza e, quindi, promuovervi anche su Airbnb.

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